"E' troppo attaccato al seno, non va bene, lo stai viziando"
"Finché continuerai ad allattare non mangerà mai"
"Se sa che tanto dopo c'è il seno salterà i pasti apposta"
Queste sono alcune delle innumerevoli frasi di critica che una mamma che decide assieme a suo figlio di proseguire con l'allattamento anche dopo il primo anno di vita si sentirà dire da amici, parenti, a volte perfino educatori e pediatri.
Si potrebbe ribattere riportando le linee guida dell'OMS ed altri innumerevoli studi altrettanto autorevoli che dimostrano quanti vantaggi porti allattare i propri figli fino a due anni ed anche oltre e qui in basso potrete trovare vari riferimenti scientifici. Quello che però adesso vorremmo approfondire, al di là di ricerche scientifiche sull'allattamento (anche se fa un po' sorridere che si debba fare ricerca per dimostrare che l'alimento che la natura ha creato per i nostri cuccioli sia il meglio per loro) è se davvero, come spesso ci si sente ripetere fino alla nausea, che continuando ad allattare si può in qualche modo interferire con lo svezzamento (inteso in questo caso come introduzione di cibi diversi dal latte materno e non come abbandono del seno).
Abbiamo già parlato dell'introduzione di cibi solidi come complementari all'allattamento e non come sostitutivi delle poppate finché, pian piano, sarà il bambino che, seguendo i suoi tempi, chiederà sempre più cibi solidi e sempre meno poppate.
Ma quando i bambini si fanno più grandicelli le critiche aumentano. A questo punto val la pena ricordare che il latte materno non perde il suo valore nutritivo dopo i 12 mesi del bambino, anzi, si adatta continuamente alle esigenze del momento (per esempio fornendo importanti anticorpi a bambini più grandicelli che sono più a contatto con il mondo e quindi ad eventuali virus e batteri). Come cita Gonzales "Non esiste un limite all'allattamento materno, non esiste alcuna motivazione, medica, psicologica o nutrizionale per svezzare obbligatoriamente ad una certa età" .
Gli studi scientifici ci dimostrano ampiamente quanto il latte continui ad essere molto importante dal punto di vista nutritvo, ed a questo punto verrebbe spontaneamente da chiedersi cosa faccia allarmare tanto nonne zii e amici quando il bambino "non cena per prendere il seno".... il bambino non perderà niente dal punto di vista nutritivo, anzi.
Inoltre potrà capitare qualche sera in cui proprio non ha voglia di mangiare, che sia perché stan crescendo i dentini, per indisposizione o anche solo per stanchezza (come può capitare anche a noi adulti del resto), ed a questo punto verrebbe da domandare ai vari inquisitori della mamma che allatta se non sia meglio sapere che, anche se sta male o non ha fame, ha comunque preso tutte le sostanze nutritive di cui necessita (oltre al calore della coccola che sembra quasi essere diventata la fonte di tutti i mali) piuttosto che andare a letto a stomaco vuoto o con una tisana il cui valore nutritivo è proprio basso.
Ci sono inoltre molti bambini che alla sera prendono latte vaccino con biscotti al posto della cena o addirittura DOPO cena e questo viene ritenuto normale, mentre una mamma che prosegue con un latte creato dalla natura su misura per il proprio cucciolo sembra quanto meno strana.
Abbiamo provato a chiedere a varie mamme che han deciso di proseguire con l'allattamento e pare che nessun bambino abbia problemi a mangiare qualsiasi cosa... anzi, generalmente son bambini che non hanno paura ad assaggiare cose nuove, dato che molto spesso hanno sentito i sapori attraverso il latte.
Quando la mamma non c'è (per esempio all'asilo) non vanno in crisi per mancanza del seno, si adattano comunque facilmente.
A questo proposito ci piacerebbe conoscere anche le vostre esperienze!
Ci teniamo inoltre a precisare che con questo articolo non intendiamo "costringere" nessuno a proseguire l'allattamento oltre all'anno di vita e non intendiamo colpevolizzare chi non lo fa. Lo scopo è quello di fornire la nostra opinione riguardo alle critiche che chi decide per un allattamento prolungato si trova a fronteggiare
BIBLIOGRAFIA E LETTURE CONSIGLIATE:
A.Bortolotti: "E se poi prende il vizio?" pregiudizi culturali e bisogni irrinunciabili dei nostri bambini ed. Il leone verde
N.J.Bumgarner: "Allatti ancora?" allattare e accurdire un bambino ai primi passi ed. La Leche League International
C.Gonzàles: Il mio bambino non mi mangia - consigli per prevenire e risolvere il problema ed. Bonomi
J Newmann, G. De Fiore "Svezzamento e allattamento" Coleman editore 2009
http://www.allattiamo.it/kdperche.htm
http://www.allattiamo.it/kdsvezz.htm
http://www.autosvezzamento.it/per-cominciare/alimentazione-complementare-a-richiesta-i/
"Crediamo che il pasto sia un momento di gioia e scoperta per tutta la famiglia, specialmente per i nostri piccoli che hanno voglia di sperimentare e conoscere sapori e cibi nuovi"
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giovedì 28 marzo 2013
giovedì 31 maggio 2012
Nutrire la relazione
Spesso accade, negli ultimi anni, di scorgere donne che allattano il
proprio bambino sedute nei centri commerciali o all’interno dei pub, mentre una
gran tavolata di amici, consuma una pizza tra chiacchiere e confusione. Questo
nuovo modo di vivere il pasto del proprio bimbo evidenzia atteggiamenti e
tendenze che riflettono la società attuale; molto spesso le mamme sono convinte
che questa modalità “sportiva” di nutrire il figlio, renderà nel tempo, il
piccolo, adattabile ad ogni situazione e non la costringerà ad effettuare
rinunce o sacrifici in termini di spazi ed uscite. Se da un lato educare i
bambini fin da piccoli a vivere situazioni diverse e a conoscere persone
diverse, rende gli stessi più elastici e “scafati”, dall’altro, non possiamo
assimilare il momento del pasto a tutte le altre esperienze della quotidianità.
L’allattamento non è “semplicemente” il momento in cui, attraverso il seno
materno, il bambino si nutre; l’allattamento è il momento in cui il bambino si
nutre del primo concetto di relazione. L’interazione con la madre
rappresenta IL MOMENTO RELAZIONALE PER ECCELLENZA, quel tipo di “schema” di rapporto, che fungerà da guida
per le interazioni future, per le relazioni che il bambino intraprenderà
durante l’ arco della vita. Questo non significa che i bimbi non allattati al
seno non avranno questa possibilità, anzi! La stessa cosa vale per
l’allattamento con latte artificiale. Le prime esperienze che i bambini fanno,
hanno a che fare con i sensi; toccare la pelle della propria mamma, sentirne il
tepore, l’odore e la morbidezza, percepirne il profilo del volto e riconoscerne
il suono della voce, fornisce
informazioni circa il mondo circostante ed è fonte di solidità e sicurezza
percepita.
Il momento dell’allattamento ha a che fare con l’intimità, la
relazione, la calma. L’azione di una mamma che allatta il proprio bambino vede
due individui protagonisti in “un armonico componimento”, qualcosa che ha che
fare con l’arte, la biologia, la magia e l’amore. Il corpo della mamma e quello
del suo bambino sono in sintonia, una sintonia perfetta che, come tale, va
tutelata e rispettata ma ancor prima, riconosciuta. La presenza dei nonni,
del papà o di fratelli, è certamente un
valore aggiunto; molto diverso è invece, sia in termini igienici che di qualità
della relazione, “somministrare” (uso volontariamente un verbo un po’ forte) il
pasto, all’interno di una situazione pubblica e caotica. Esistono, senza ombra
di dubbio, situazioni di emergenze, in cui può capitare che non si possa dare
la giusta rilevanza al momento del pasto ……ma stiamo parlando appunto di una emergenza! Prima di tutto, deve esistere
la consapevolezza di quanto l’esperienza del pasto (perché è di un’esperienza
che stiamo parlando) vada protetta!
Ricordiamo che in passato, quando la donna lavorava nei campi,
accadeva di frequente che i bambini venissero lasciati all’ombra, custoditi
dalle fronde degli alberi e allattati proprio in aperta campagna, magari in
presenza di altre donne; l’attenzione, l’aiuto e la tranquillità però che un
tempo venivano riconosciuti alle madri che avevano partorito, induceva le
stesse a tornare ben presto al lavoro offrendo però, allo stesso tempo, quella “rete” di supporto e protezione che ad
oggi esiste solo in termini istituzionali (asili, scuole materne..).
L’approccio alla gestazione, al parto e all’allattamento era sì, altamente
naturale, ma anche, oserei dire, “profondamente
reverenziale”. Ad oggi c’è confusione di ruoli, di messaggi, di tempi e
spazi. I bambini fin da piccoli “devono” essere adattabili ed “aperti” alle
situazioni più svariate; non dimentichiamoci però che, per poter strutturare
questa flessibilità, è necessario che prima siano stati consolidati dei modelli
di attaccamento di tipo sicuro. Il bambino piccolo ha bisogno di tranquillità,
di ritmi scanditi, di routine quotidiane, tutto questo per poter rafforzare la
conoscenza di un mondo che, prima di tutto, il bambino ha bisogno di percepire
come solido e coerente. In un secondo momento, la sicurezza acquisita ed
interiorizzata, gli permetterà di avere quelle basi solide che gli
permetteranno l’ esplorazione.
Durante l’allattamento il bambino, ma anche la mamma, hanno bisogno di
“stare nella relazione” di cogliere i segnali reciproci in cui la madre
accudisce il proprio bambino ed il bambino può fare esperienza della realtà e
del mondo, quel mondo che, nei primi momenti di vita è la madre stessa. Vorrei
sottolineare che il bambino e la madre hanno vissuto in una fusione simbiotica
per ben 9 mesi. Quando il bambino viene alla luce, la realtà corporea
madre-bambino viene inizialmente ancora percepita come unica. La pancia della mamma è una sfera e non a
caso la forma sferica è considerata
spesso come la forma perfetta. L’armonia madre bambino rappresenta quella sfera
che la natura ha creato, quell’armonia che è importante rispettare e mantenere
anche dopo la nascita. Tenere tra le braccia il proprio bambino mentre lo si
nutre,dargli la possibilità di ascoltare dolci parole, o semplicemente il
respiro e il battito del cuore, ha un valore inestimabile. Durante i primi mesi
di vita è fondamentale che ciò venga consolidato. Un buon maternage è la base
per l’esplorazione, la flessibilità e l’indipendenza. Ad ogni esperienza è
opportuno dedicare il giusto tempo e la giusta attenzione. Rispettare momenti
così significativi come quello del pasto, in cui il nutrimento fondamentale è
senza dubbio la relazione, significa seminare grandi presupposti per la vita
del proprio figlio e per una strutturazione solida della sua identità.
Eleonora Lucchini, psicologa e psicoterapeuta
http://psicologiparma.it/
https://www.facebook.com/psicologiparma
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